Bereshit barà Elohim

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Bereshith bara Elohim... (in principio, Dio creò...) è una traslitterazione dalla lingua ebraica delle prime parole della Genesi.

Uno dei temi cari al Movimento Raeliano è che la Bibbia dimostra chiaramente che Dio è più d'uno; e questo perché in ebraico Elohim è una parola plurale, come si vedrebbe chiaramente dalla desinenza in -im.

In ebraico, precisano i Raeliani, la desinenza -im è usata solo ed esclusivamente per i nomi maschili e plurali. Quindi, poiché Elohim finisce in -im, Elohim è un nome maschile e plurale.

Questo non è vero. Suona ragionevole, ma non è vero né in italiano (dove parole come ipotesi, tesi, antitesi e sintesi hanno la desinenza -i del plurale maschile, pur indicando concetti singolari femminili), né in inglese (dove news è una parola singolare anche se è strutturalmente il plurale di new: this is good news), e soprattutto non è vero in ebraico.

La desinenza -im è davvero tipica, anzi addirittura esclusiva, dei nomi di significato maschile e plurale? Alcuni esempi, forniti da Dylan nel gruppo di discussione it.discussioni.ufo (mi segnalano però come la fonte originale fosse un ebraista su it.cultura.ebraica), mostrano come in ebraico la forma plurale non indichi esclusivamente la pluralità, ma sia usata anche per indicare l'estensione, sia nello spazio che nel tempo:

  • panim: il volto
  • tzawarim: la nuca
  • achorim: la schiena
  • shammaim: il cielo
  • maim: l'acqua
  • zikunim: la vecchiaia
  • neurim: la giovinezza

Tutte queste parole, e molte altre, finiscono in -im; l'ebraico li considera "plurali di estensione o indeterminazione" e "plurali di astrazione". Secondo la logica raeliana dovrebbero invece essere... plurali di pluralità maschile: nel senso di riferirsi a nomi maschili plurali. Questo potrebbe essere spiegato con una diversa interpretazione, diciamo così, "culturale" della parola: anche in italiano si dice "i lineamenti", "le acque".

Questa spiegazione è smentita da due osservazioni concordanti: una è che questo comportamento si ha soltanto quando si parla di oggetti estesi, ampi, che in qualche modo "si estendono", oppure astratti; in italiano si può parlare della distesa del volto, dell'ampia nuca, della schiena spaziosa.

E poi, in un contesto che ne nega l'estensione, il comportamento si inverte: una schiena stretta diventa achora (che significa anche "indietro", "verso il retro").

Quando poi brindano alla Vita, gli Ebrei dicono: "l'Chaim!". Secondo i raeliani, siccome finisce in -im, quello dovrebbe essere plurale maschile, quindi non un brindisi alla Vita, ma ai Viti: Vito Volterra, Vito Catozzo, Vito Genovese...

Sono cose che chiunque può verificare, senza bisogno di dover conoscere a menadito l'ebraico; il che mi porta anche a dire, polemicamente, che è piuttosto scorretto pretendere l'ebraico per smentire la tesi raeliana, quando in primo luogo esso non è necessario, e in secondo luogo non è conosciuto neppure dai raeliani - perché nessuno che conosca l'ebraico direbbe mai una enormità come "-im indica sempre e soltanto il plurale maschile" e/o "in ebraico non esiste il plurale maiestatico".

Tanto più che proprio uno dei testi citati tipicamente in supporto di questa teoria (la Grammatica dell'Ebraico Biblico di Padre Jouon) dice, nell'edizione francese del 1947, pagine 216-217:

 La finale masculine ordinaire est -im; essa si trova in tutti gli aggettivi maschili, in molti sostantivi maschili, e in alcuni sostantivi femminili
 Alcune parole sono usate solo al plurale; per la maggior parte sono nomi astratti con significato singolare

E a pagina 236, parla di plurale maiestatico:

 la Sagesse, sorte de pluriel de majesté...

Sempre in ebraico, "Egitto" si scrive Mitsrayim (o Mizraim). E Giuseppe, quando divenne signore d'Egitto (Genesi 42:30), viene descritto così:

 Ed essi tornarono da Giacobbe nella terra di Canaan, e gli dissero tutto ciò che era loro accaduto:
 "Quest'uomo, che è Adonayim (Signori) di quella terra, ci parlò duramente, e ci prese per spie.
  E noi gli abbiamo detto: 'Siamo uomini sinceri; non siamo spie;..."

Siccome Giuseppe di sicuro era uno solo, non rimane che concludere che fosse stato... clonato!

Il vitello d'oro, forgiato dagli Ebrei, viene nominato (Nehemia, 9:18) da Ezra, che lo chiama - guarda un po' - "Elohim". Mosè viene chiamato Eloha, "Dio", ma in Esodo 4:16 and 7:1, in momenti particolarmente culminanti, a quanto pare si autoclona anche lui, perché la Bibbia lo definisce Elohim.

(Il che non deve stupire troppo, perché Elohim non significa tanto Dio quanto Datore delle Leggi. Direi che Mosé si qualificasse. Quanto a Giuseppe, quando Adon si usa nel significato di "signore e padrone", diventa plurale: Adonayim. Per cui uno schiavo, parlando di sé, direbbe di essere al servizio "Adonav" (dei padroni), non "Adonò" (del padrone) ).

E un esempio particolarmente ricco, nel Cantico dei Cantici di Salomone; una sposa loda il proprio marito, e si riferisce a lui invariabilmente al singolare (e meno male, o qualcuno parlerebbe di orge); tranne che in un punto, al capitolo quinto, versetto sedicesimo, dove in italiano si leggerebbe

 Dolcissima e' la sua bocca; ed egli e' bellissimo.
 Cosi' il mio amato, cosi' il mio amico, o figlie di Gerusalemme.

in ebraico troviamo (http://bibledbdata.org/onlinebibles/hebrew_translit/22_005.htm)

xkv mmtqym vklv mxmdym zh dvdy vzh rjy bnvt Yrvslm

  • "Dolcissima" è scritto mamtakim (mmtqym)
  • "Bellissimo", mahamaddim (mxmdym)
  • "Gerusalemme", Yerushalayim (Yrvslm)

Proprio questo verso è uno dei più studiati, perché "mahamaddim", o "mahmaddim", suona come Muhammad, ossia Maometto. Ciò ha dato origine ad una lunga querelle fra l'equivalente islamico dei raeliani e coloro che conoscevano l'ebraico; nessuno degli ebraisti ha però mai pensato di cavarsi d'impaccio sostenendo che "mahmaddim" non possa essere Maometto perché è plurale... e questo perché mahmaddim è una parola singolare. "Bello che più bello non si può".

Allo stesso modo, "dio" in ebraico è eloha, ma Dio è "Elohim". Perché non si parla più di un dio qualunque, ma del Dio di Israele, il Legislatore Supremo, "Dio che più Dio non si può".

E così come la sposa di Salomone diceva "dolcissimE è la sua bocca, e lui è bellissimI", cioè trattava una parola plurale come se fosse singolare, così la Bibbia recita: Bereshith bara Elohim, in principio Dio creò. Non crearono, ma creò: è una sola entità che compie la Creazione, anche se è una Entità tale che va indicata con un plurale di estensione.

In tutta la Bibbia, con tutti i punti in cui si nomina Elohim, ci sono solo TRE punti in cui questa parola riceve un verbo plurale. Tre soltanto.

  • Genesi, 24: "Dio, IL Dio dei cieli, che MI FECERO vagare"
  • Genesi, 35: "chiamo' il posto El Betel, perche' la' Dio FURONO rivelatO"
  • Samuele, 7: "Il popolo di TE [...] che AVETE REDENTO"

La cosa è spiegata dalla Grammatica Ebraica del Gesenius con un fenomeno di "attrazione", per cui un verbo che dovrebbe essere singolare o plurale diventa della forma opposta per "attrazione" con le parole vicine. Così in Samuele dapprima Elohim è trattato come singolare ("di te"), e subito dopo come plurale ("avete"); e in Genesi 35, "furono" è plurale, subito seguito da "rivelato" che ritorna singolare. Anche questo passo è studiato in modo particolare, perché la mescolanza di modi non si adatta né al Dio singolare degli Ebrei, né al Dio plurale dei raeliani; ma torna comoda per un Dio uno e trino, come credono i Cristiani.

Né è l'ebraico la sola lingua semitica dove questo accade. La stessa cosa si dà nell'accadico, dove la parola "Dio" viene scritta spesso - non sempre - in forma plurale, anche quando è riferita al Faraone d'Egitto e Dio Sole, del quale di sicuro poteva essercene solo uno per volta, ed in quei casi prende verbo singolare. Identico comportamento si ha in sumero con la parola "Re": "I Re, la generosità del quale..."...

Quindi, riassumendo, non esiste alcun motivo di ritenere che Elohim, nonostante la struttura di un maschile plurale, indichi - nel contesto del Dio della Bibbia - un concetto plurale; ci sono centinaia di esempi dove invece è usata con intento singolare; e la stessa cosa avviene per molte altre parole, e in altre lingue semitiche.

Come direbbero Sherlock Holmes (finisce in -s, quindi è plurale!), il caso è chiuso.

Detto questo, si è visto che la parola 'elohim' è anche il plurale di eloha. E gli ebrei facevano uso di questo termine riferendosi a esseri potenti e ultraterreni, che erano sia maschili che plurali. Ci si potrebbe domandare: perché non è stato usato questo argomento, che sarebbe valido e avrebbe fior di documentazione in appoggio, a proposito degli Elohim di Rael?

Perché gli elohim plurali di cui si parla nella Bibbia sono semidèi: mezze cartucce [[1]]; tutt'altra roba rispetto al Dio-Che-Più-Dio-Non-Si-Può. Il testo biblico anzi è molto preciso nel ripetere che questi elohim erano personaggi di secondo piano, dei quali era perfino permesso creare immagini (Esodo 20:4) in quanto non erano oggetto di culto. Si vede come scegliere questi ultimi come Creatori avrebbe prodotto un comprensibile imbarazzo ed incontrato non poche difficoltà.

Suppongo che prima o poi verrà gettata la spugna: Elohim/Adonay diventerà il capo (singolare!) degli alieni elohim, e gli altri elohim suoi sottoposti andranno a identificarsi retroattivamente con le gerarchie angeliche. Quel giorno il discorso di Elohim che è plurale perché finisce in -im verrà quietamente lasciato perdere, e tutto mi lascia supporre che si griderà con convinzione che non sia neppure mai stato fatto :-) (o forse, per la serie "meglio tardi che mai", giungerà un ennesimo errata corrige celeste).

(Prima o poi dovrò commentare anche sulla seconda freccia all'arco dei moltiplicazionisti: a quanto pare nella Bibbia, dove dice che Dio è uno, per "uno" viene usata la parola echad anziché yachid, e il significato di echad è "Unità", ovvero insieme di più cose. Manco a dirlo, una breve ricerca ha trovato decine di siti dove esegeti biblici e rabbini con esperienza acquisita producono pipponi che dimostrano in modo convincente e definitivo come no, echad non vuol dire che Dio è una cooperativa, partendo da parole come undici: echad'asar, ovvero dieci più uno).